Scommesse a Perdere

È da parecchio che non scrivevo qui sopra, come sicuramente avrete desunto dal deserto di questo blog, nel quale l’ultimo post risale addirittura al settembre 2013: più di 4 anni fa.
Non è certo la prima volta che scrivo di politica qui, come chi ha avuto la (s)fortuna di leggermi ben saprà. Era però mia intenzione interrompere questo digiuno –che comporterà sicuramente, e posso scommetterci, un sensibile calo nella qualità della scrittura–  per continuare, e in un certo qual modo integrare, quello che scrissi nel 2013.

All’epoca, 5 anni fa, sostenni la tesi secondo la quale una causa dell’inarrestabile declino italiano, se non la causa stessa dello stato di decadimento del sistema paese tutto, fosse da rintracciare nello scarso grado di analisi e capacità di critica e comprensione dei fatti e della realtà circostante che la stragrande maggioranza dell’elettorato attivo italiano ha. A cui altrettanto spesso si accompagnano un vero e proprio culto dell’ignoranza e una scarsissima curiosità nei confronti del mondo in cui essi stessi vivono e lavorano.

Come peraltro scrissi già qualche anno fa, infatti, il sistema dell’Istruzione italiana è a tutt’oggi in condizioni che definire drammatiche sarebbe un eufemismo: le università e la scuola sono ostaggio di potentati vari, come per esempio i sindacati o i baroni –a livello universitario,  che molto spesso impongono politiche di assunzione di convenienza o peggio ancora familistiche–; il cronico e gravissimo sottofinanziamento del sistema nel suo complesso; la scarsa considerazione verso il personale docente, e di conseguenza, il gargantuesco leviatano rappresentato dalle assunzioni e dai mega-concorsi, il tutto da svolgersi in un coacervo normativo di tale perversione e inanità logica al cui confronto la definizione kafkiana di burocrazia e le opere dell’assurdo di Ionesco impallidirebbero; l’inabilità di formare un pensiero critico e di argomentazioni armoniche nelle generazioni di studenti da formare, associata come se non bastasse a una incapacità di miglioramento delle prestazioni in test standardizzati internazionali, in particolare nelle materie scientifiche e nella comprensione testuale.

Una situazione che permette ad un’ignoranza diffusa e permeante in tutti gli strati sociali,  di insistere pervicacemente sull’intero sistema paese: viene perfino strumentalizzata al fine di attribuire patenti di onestà, o quanto meno di nuovo che avanza, senza poi, però, considerare le conseguenze che questi comportamenti e atteggiamenti abbiano sulle politiche pubbliche, in particolar modo sanitarie ed economico-finanziarie; e che permette, inoltre, la diffusione incontrollata sui media di notizie false – nella stragrande maggioranza dei casi tendenziose e/o a sfondo razziale – quando non apertamente calunniose.

La questione è quindi tanto grave quanto seria, anche e soprattutto perché questo stato di scadente qualità e quantità dell’istruzione è riverberato nel fatto che le stesse persone poco istruite tendono a dire la propria su qualsiasi –e ribadisco qualsiasi– argomento, come d’altro canto insegnato dal teorema di Dunning-Kruger. Gente che, soltanto perché in possesso di una connessione ad internet da cellulare o da pc, si sente in diritto, e per certi aspetti in dovere, di mettere in dubbio le verità scientifiche –intese come fatti ricavati da studi eseguiti con la meticolosa applicazione del cosiddetto metodo scientifico– con fatti totalmente aneddotici o, ancora più gravemente, dando credibilità a dei totali cialtroni e ciarlatani che alcun interesse hanno fuorché quello del proprio arricchimento finanziario. Una condizione aggravata dal fatto che, come si diceva prima,  essi stessi hanno, per mezzo della connessione internet, un archivio di informazioni e di dati per studi e approfondimenti personali praticamente illimitato ed infinito. Ma probabilmente, anche a causa della scarsa cultura, della scarsa capacità di discernimento e di analisi critica, la massa preferisce farsi cullare e trasportare –tranquillizzata seppur aizzata da cialtroni e ciarlatani– scrivendo e postando sulle reti sociali frasi e immagini razziste, calunniose ed infamanti nel migliore dei casi, contro la parte politica a loro avversa e gli immigrati.

Potrebbe sembrare un paradosso, il concetto della folla tranquillizzata-seppur-aizzata, ma è proprio quello che accade: è la dimostrazione della necessità del popolino di avere un uomo forte che prenda in mano la situazione, con la capacità di andare al potere per poi cambiare –ovviamente in meglio, ça va sans dire– con un colpo di bacchetta magica il paese intero, risolvendo tutti e dico tutti i problemi, contro i quali animatamente ragliava in precedenza quando era all’opposizione o in campagna elettorale. E stesso applicasi per le varie teorie del complotto: esse esistono sostanzialmente per tranquillizzare, sottintendendo un disegno preciso e puntuale dei vari poteri forti/oscuri. È molto più facile e tranquillizzante raccontare che ci sia un nemico che trama alle nostre spalle piuttosto che spiegare nelle varie sfumature e variazioni in maniera effettiva la realtà entropicamente disordinata dei fatti e degli avvenimenti.
In tutto questo, non aiuta certamente la comprensione degli accadimenti una categoria dei media tradizionali(TV, Radio, Carta Stampata) che spesso cavalcano il malcontento popolare indirizzando l’opinione pubblica verso argomenti più congeniali a determinate parti politiche pubblicando fatti distorti o palesemente falsi. In un paese dove la maggioranza della popolazione fosse istruita, capace di comprendere al meglio cosa le succeda attorno, il gioco di costoro(media non all’altezza, cialtroni, ciarlatani, etc…) sarebbe infatti molto ma mooolto limitato rispetto alla realtà attuale.

L’istruzione è, nei fatti, la chiave di volta per il futuro. E lo stato che taglia fondi all’istruzione sta semplicemente segando il ramo sui cui è cresciuto.

Dopodiché, il sistema politico, con le sue varie storture e declinazioni, è al contempo causa e conseguenza. Questo è un paese nel quale il ceto cosiddetto politico non ha il letterale coraggio di portare a termine –e come diceva il Don Abbondio manzoniano nei Promessi Sposi, “Se uno non ha il coraggio, non se lo può dare”– misure necessarie ma decisamente impopolari; nel quale le uniche riforme lacrime-e-sangue –perché fatte già tardi– vengono delegate a un governo “tecnico”, il quale è per definizione non-nominato dal Presidente della Repubblica sulla base di un esito di una consultazione elettorale. Ma come già ebbi modo di scrivere, il ceto politico non è altro che espressione e parte integrante del popolo che lo elegge. Con gli stessi pregi e difetti. Nothing more, nothing less.
Quello che mi ha portato a scrivere questo post è il fatto per cui, negli ultimi 5 anni, in Italia è cambiato poco o niente.

Per puro paradosso, il partito più responsabile da un punto di vista programmatico è il PD, il che è tutto riassumibile in un semplice aggettivo: agghiacciante.
Il Partito Democratico è lo stesso partito della mancetta elettorale degli 80€, un sontuoso inno ai più grevi degli idiocy spending. Soldi che, per farla facile, potevano essere benissimo investiti in infrastrutture o nell’istruzione, per dirne due. È anche dello stesso segretario partitico che s’è fatto dettare l’agenda inseguendo su più fronti i media, dopo la cocente bocciatura della proposta di modifica costituzionale del 4 dicembre 2016. Nello stesso rassemblement di centro-sinistra troviamo anche +Europa, il partitino della Bonino che solo grazie all’accordo con un tal CentroDemocratico di Bruno Tabacci è riuscita a superare l’ostacolo della raccolta delle 38000 firme necessario per la candidatura. I temi proposti sono sì interessanti, ma sicuramente non sufficientemente radicali –Uh la là! Che paradosso!– per imprimere un cambiamento tale al paese da invertire la rotta declinante che accompagna la Penisola Italica dagli anni ’80. Alla sinistra del quale tenta di stagliarsi un pur ridicolo partitino, Liberi E Uguali, guidato dagli ex-presidenti delle Camere parlamentari Grasso e Boldrini e nato da un’altrettanto ridicola scissione dal Partito Democratico, talmente irrilevante da non voler veramente governare quanto mosso dal desiderio di sottrarre seggi parlamentari –particolarmente importanti, data l’altissima probabilità di maggioranze tanto improbabili quanto risicate, con una situazione che Oltremanica definirebbero di Hung Parliament– allo stesso PD.

Ulteriormente a sinistra, assistiamo con divertimento e disappunto all’ennesima presentazione di una pletora di partitini, d’ispirazione chiaramente comunista, senza proposte di governo serie, utili soltanto per continuare a rinverdire sæcula sæculorum la barzelletta del “socialismo-reale” come panacea di tutti i mali del mondo. A tal proposito sono degne di nota la rettifica della capofila di Potere Al Popolo, tale Viola Carofalo, riguardo il Venezuela del disastro economico Chavista, che la stessa Carofalo aveva definito in un intervista come un modello a cui ispirarsi. O ancora le deliranti ricette di politica economica di Marco Ferrando, segretario nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori, secondo il quale sarebbe il caso di nazionalizzare tutti gli istituti bancari e di tutte le aziende precedentemente privatizzate, nonché di rifiutare il rimborso del debito pubblico ai creditori –tranne che, sostiene il loro programma– per quella strana categoria chiamata piccoli e medi risparmiatori. Il nostro non ci risparmia tantomeno strali contro la cattiva Europa capitalista dalla quale, secondo lui, dovremmo uscire strappando unilateralmente qualsivoglia trattato internazionale.

A fare da contraltare a questa masnada letteralmente sinistra, composta perlopiù da incompetenti(vd. sinistra estrema) e cialtroni(vd. PD & associati), abbiamo la coalizione di centro-destra, senza la quale la farsa non sarebbe assolutamente completa.
Questa accozzaglia di finti liberali, fascisti e xenofobi, con la partecipazione straordinaria di una parte importante dei sovranisti #noeuro –che stamperebbero anche la loro madre, se solo riuscissero a cartolarizzarla in qualche modo: maledetti mercati, maledetti!– è quello che rappresenterebbe la parte in qualche modo alternativa del paese, dopo una legislatura a guida PD. In un mischiume indegno si amalgano infatti posizioni che sono il contrario di sé stesse: uscire dall’Euro, anzi no, “rivediamo i trattati”, “ma no dai, che l’Europa va ben così com’è congegnata”; “La legge Fornero è da abolire assolutamente”, “ma, no, è fondamentale per la stabilità dei conti pubblici”.
Il mai troppo compianto poeta americano Walt Whitman scrisse a proposito: “I am large, I contain moltitudes“, ovvero “sono largo, contengo moltitudini“. Ma qui esagerano. C’è chi esagera con le promesse, ovvero il solito immarcescibile e instoppabile Berlusconi: con le sue pensioni a 1000€, l’abolizione di imposte il cui mancato gettito farebbe impallidire Quintino Sella, et cetera et cetera, come nelle migliori campagne elettorali berluscomiche. Insieme a Forza Italia, però ci sono anche i residuati della fu “Alleanza Nazionale” confluiti in un partito dal nome talmente ridicolo da poter essere una macchietta delle strategie di marketing che portarono Berlusconi a denominare “Forza Italia” il partito che gli permise di sedersi a Palazzo Chigi, Fratelli d’Italia, la cui leader, Giorgia Meloni, non contenta di propagandare idee francamente bislacche, ha cominciato persino a collezionare figure non proprio edificanti in giro per l’Italia. Nello stesso schieramento la Lega, guidata da quel non-proprio-pozzo-di-scienza qual è Salvini, che non contenta di aver rimosso dal proprio nome il suffisso “Nord” nonostante nel proprio statutoe proprio all’articolo 1!– continuino a voler rivendicare “l’indipendenza della Padania”(Sic!), ha aggiunto anche una componente sovranista ed euroscettica. Il fatto è degno di nota perché Salvini, come le sue controparti britanniche dell’UKIP,  che si sta battendo per una causa avversa all’Unione Europea in quanto tale, viene tuttavia retribuito profumatamente dalla stessa in qualità di Europarlamentare. Lega che vorrebbe poter fare la parte del leone in questa coalizione proponendo misure estremamente ridicole quanto radicali come l’uscita dall’Eurozona, o il respingimento di qualsivoglia clandestino verso gli stati di provenienza, ma che, con ogni probabilità e a meno di autentici scossoni elettorali(per quanto i sondaggi pare li diano in salita), rischia di sottostare ai compromessi impostigli da Berlusconi e dalle altre componenti finto-liberali di Forza Italia.

Il quadro, tuttavia, non è ancora completo. Mancano ancora all’appello il Movimento 5 Stelle e  le componenti “reazionarie”. Quella della destra estrema, i nostalgici di quel ventennio fascista del quale portiamo ancora le cicatrici. I pezzi principali di quello schieramento, sono Casapound e Forza Nuova.
Forza Nuova la conosciamo già, sono quelli guidati da Roberto Fiore: quel cuor-di-leone fascista che, all’indomani della strage di Bologna del 2 agosto 1980, poco prima che il movimento neofascista Terza Posizione venisse de-facto decapitato, scappa a Londra per sfuggire a una condanna per banda armata ed associazione sovversiva. Condanna che, di fatto, gli viene inflitta, e il nostro eroe nero rimane sulle sponde del Tamigi fino a che la stessa non diventi prescritta, tornando in Italia soltanto nel 1999. Questo vi basti per farvi capire che simpatico tipetto guidi questo movimento. Fra le idee propugnate, troviamo simpatici provvedimenti liberticidi, come ad esempio l’abrogazione della legge 194, blocco dell’immigrazione, nazionalizzazione delle banche & rifiuto del rimborso del debito pubblico(Ehi, ricorda qualcosa?) eccetera…
Casapound potremmo vederla come una variazione leggerissimamente più moderata dei sopraindicati, con idee più chiare riguardo la politica estera –invasione italiana della Libia– e monetarie –uscita immediata dall’Eurozona e dall’Unione Europea– con la solita retorica dello straniero nemico ed invasore, continuando a non capire, tra l’altro, che l’eredità fascista delle corporazioni, ad esempio, è uno dei cancri peggiori che l’economia italiana continui a portarsi dietro anche dopo 80 anni.

Amaris in fundo, il Movimento 5 Stelle. Del Mò-Vi-Mento se ne è parlato tantissimo, sia nel bene che nel male. Un partito politico –perché questo è, nonostante sia registrato come “Movimento”– di cialtroni per cialtroni. Sempre uniti nell’ipocrisia, come per la storia della TAV –che sì: NoTav, NoTaV, NoTav e poi via in Frecciarossa verso Roma Termini– o per la storia dei rimborsi –che sì: non erano effettivamente dovuti. Ma si erano impegnati a restituire parte dello stipendio da Parlamentare, peraltro impostando tutta la campagna elettorale del 2013 sul falso problema dei costi della politica, salvo poi alcuni di loro imboscarseli senza vergogna alcuna(fra le quali vergogne è compreso anche il tanto famoso quanto infantile mantra “E allora il PD?” che sfoggiano ogni qualvolta vengono sorpresi in flagrante in comportamenti non proprio consoni o coerenti con le proprie regole di partito, peraltro autoimposte)– (NOTA PER I DIVERSAMENTE INTELLIGENTI CHE FATICANO A COMPRENDERE TESTI SCRITTI: non tutti, per fortuna. Ma allora questo ragionamento varrebbe pure per gli altri, o no?) o ancora delle liti e degli insulti al pur esecrabile Partito Democratico, salvo poi, in campagna elettorale estendere la vergognosa misura degli 80€ a categorie non già incluse dai provvedimenti del pur meschino governo Renzi. Per tacere del cosiddetto reddito di cittadinanza, le cui coperture finanziarie ancora sono di provenienza ignota, a dimostrazione per chi pensa,  da ignorante, che basti candidarsi ed essere penalmente “puliti”, per essere capace. Ci sarebbero diverse altre questioni, tra le quali il continuo e ridicolissimo tira-e-molla sull’Euro come ennesimo gancio di traino per boccaloni, o le perdite di dati sensibili dai siti internet gestiti dal Movimento, gestite peraltro in maniera più che vergognosa. Il punto della questione intorno al Movimento 5 Stelle è che, nella sostanza, è una associazione la cui appartenenza ha dei connotati tipicamente fideistici e totalmente anticritici, con dei tratti peculiari del fanatismo –“C’è sempre qualcuno più puro che ti epura”– e con la cieca fiducia in qualsiasi baggianata i loro leader propongano. È sostanzialmente un partito fintamente scalabile, alla completa mercé di una SRL privata, la Casaleggio Associati; che basa le proprie politiche su come tiri il vento, indirizzando alla bisogna l’opinione degli aderenti o simpatizzanti con campagne di letterale marketing su temi vuoti, o peggio ancora fasulli; che dice di voler sostenere la democrazia diretta attraverso la rete, ma che nella realtà dei fatti ha delle procedure di voto elettronico che sono a sconvolgentemente opache. E tutto questo, facendo leva sulla parte peggiore del paese, come la Lega, sulla pancia dell’elettore invece che sulla testa, proponendo nella migliore delle ipotesi il nulla fritto e rifritto, –magari letto chissà dove su internet– e nella peggiore lo sconquasso finanziario e sociale del Paese tutto.

Il lato negativo di tutta questa faccenda è che, come scritto qualche riga più su, il partito più responsabile, sotto diversi –se non tutti– punti di vista è il Partito Democratico. E questo è un limite enorme per la politica in primis, ma anche e soprattutto –di riflesso– per il Paese. Questo per diversi motivi, vuoi perché alla fine della fiera non c’è una vera alternativa politica, vuoi perché la diversità di pensiero è certamente tanto encomiabile quanto buona per la politica nazionale, vuoi perché il continuo appello al voto al Meno Peggio è sostanzialmente una presa in giro per tutti coloro che la pensano in maniera diversa ma non si sentono rappresentati dalle forze in campo durante il processo di candidatura e di campagna elettorale. Un po’ come gli appelli al voto utile: la definizione di dissuasione a votare per il proprio ideale, per la propria idea, affinché venga preferito quello preferito anche dalla maggioranza degli altri. Praticamente, una perversa versione politicizzata del “Concorso di Bellezza” keynesiano.

Esercito la capacità di elettorato attivo da più di 10 anni, ormai, e ho seguito comunque con interesse le campagne elettorali precedenti –il mio primo ricordo politico/giudiziario fu lo scandalo “Mani Pulite” per intenderci– ma mai, e dico mai ho assistito a campagne elettorali così di basso spessore. Basso spessore in tutti i sensi: culturale, politico, propositivo, di ideali, di pragmatica, tutto. In un Paese che ha un assoluto e disperato bisogno di infrastrutture, di una politica di innovazione –specialmente digitale–, di una politica energetica a medio/lungo termine, così come di una politica industriale anch’essa di medio/lungo termine che sia degno di questo nome, questa accozzaglia di disperati scappati di casa non è riuscita a far altro che a blaterare di argomenti secondari –per non dire inutili– come per esempio la permanenza nell’Unione Europea o nell’Eurozona, o di immigrazione puntando tutto sull’elettorato che pensa con la pancia anziché al proprio futuro. E anzi, taluni van perfino a consolidare rapporti di amicizia con gli stessi che ci negano l’effettiva parità delle politiche comunitarie a livello europeo (si veda, nella fattispecie, la Signorina Meloni in trasferta a Budapest dal primo ministro ungherese Viktor Orbán) rifiutando di accogliere sul proprio territorio nazionale le quote di immigrati provenienti (per ovvi e comprensibili motivi geografici) perlopiù dall’Italia. Questi personaggi sono, tra l’altro, gli stessi cialtroni, affabulatori e arruffapopolo che, non soddisfatti di aver avuto la possibilità di cambiare il Paese nonostante siano stati nei posti di comando per parecchio tempo a cavallo degli ultimi 25-30 anni, continuano a proporsi come una soluzione di nuova concezione a tutti i problemi o malanni. Son gli stessi che non hanno una visione di insieme né del sistema Paese, né del sistema Europa, né tantomeno del sistema Mondo. Hanno una visione del futuro che si ferma a pochi mesi, figuriamoci se riescono anche solo a concepire la necessità di politiche di medio/lungo periodo e interventi –specialmente e particolarmente per quanto riguarda il settore della pubblica sicurezza e della gestione dell’ordine pubblico– piccoli ma ben mirati nel breve periodo. Ciascun partito ha sostanzialmente proposto, in campagna elettorale, provvedimenti che, visti da un punto di vista di sostenibilità da parte delle casse dell’Erario, sono semplicemente fuori dal mondo. Venghino signori, venghino: da chi propone 1000€ mensili di pensione, senza peraltro ridurre coloro che stanno avendo più del dovuto non avendo versato i contributi necessari, a chi propone un meglio non specificato “Reddito di Cittadinanza” sempre di 1000€ mensili,–senza dire dove trovare le coperture, e soprattutto, perché proprio di 1000€, quando tale importo potrebbe benissimo essere un banalissimo incentivo per far niente a casa a spese dello stato– passando da chi propone persino un’uscita dall’Eurozona al fine di poter finanziare il proprio debito pubblico, con artifizi tanto banali quanto sconvolgenti nella loro idiozia,  finanziando il debito stampando moneta; e poi non poteva certamente mancare l’evergreen di tutte le campagne elettorali: il taglio di tutte le imposte e tasse possibili ed immaginabili!

C’è a tal proposito una serie di studi effettuati dall’Osservatorio Conti Pubblici Italiani, che analizza e commenta l’impatto delle varie proposte politiche a livello delle casse dello stato, considerando inoltre l’incidenza delle stesse sul rapporto fra Debito Pubblico e Prodotto Interno lordo:

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Fig.1 – La variazione del rapporto Debito Pubblico/PIL secondo OCPI. (Per avere una prospettiva, nel 2015, secondo l’OCSE, il Debito Pubblico equivaleva al 157% del Prodotto Interno Lordo italiano)

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Fig.2 – Comparazione dei costi delle varie politiche proposte, elaborate da OCPI

E dire che idee e proposte ci sarebbero, a cominciare dalle liberalizzazioni, dalla liberazione economica da quel giogo fascista e anacronistico che è rappresentato dal corporativismo; riformare la giustizia, in particolar modo quella civile, per far sì che questo paese diventi economicamente appetibile da un punto di vista giuridico; una legge decente contro il conflitto di interessi; il sostenimento temporaneo del reddito di chi ha perso il lavoro, senza più tutelare il posto di lavoro, ma al contrario incentivare il lavoratore ad essere più competitivo sul piano delle competenze lavorative; rendere il Paese una Repubblica Federale con chiare attribuzioni di ruoli; migliore gestione delle forze armate, con un impiego nelle città per poter dare, di concerto con le altre forze di polizia e dell’ordine, una quanto mai chara risposta nei confronti della micro e media criminalità; varo di leggi che mirino a smantellare il crimine organizzato sia da un punto di vista penale che soprattutto economico, usando strumenti di tutela della Concorrenza come l’Antitrust; una seria riforma del sistema penitenziario italiano, che permetta, da un lato, di assicurare l’espiazione della pena comminata fino in fondo e dall’altro di fare sì che i paesi di provenienza dei detenuti stranieri compensino economicamente lo stato italiano per la detenzione dei loro cittadini nelle case circondariali nazionali; investimenti massicci in scuole, università e ricerca, anche al fine di poter spostare buona parte della produzione industriale italiana da settori a medio-basso valore aggiunto a settori tecnologici e alto valore aggiunto; ridurre la spesa pubblica e l’intervento dello stato nell’economia, riducendo al contempo la pressione fiscale; E tanti altri ancora…

Ma come scritto più volte poc’anzi, il vero tragico dramma è che coloro di cui ho parlato qualche paragrafo fa, quelli che si candidano in questo turno elettorale,  nell’ambito di uno sviluppo del paese verso il futuro –come una paese che economicamente si potrebbe definire “catching-up“–  hanno la stessa visione limitata e senza alcun barlume di idea, seppur vaga –se non, this goes without saying, quelle ridicole e rovinose che fanno presa facile sulla maggioranza degli elettori– rendendo questa stramaledetta nazione in un paese “falling-down“.

Perché costoro sono i loro stessi elettori, e viceversa.

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