NOTA: Questo post è stato scritto il 22 Giugno dello scorso anno (2011). E nonostante sia un post così vecchio, è ancora in fase di scrittura. Per dire, dopo tante cose scritte contro, un po’ mi manca ancora, “L’America”. Perché comunque è un altro mondo.

Ci sono esperienze che ti cambiano la vita. Una delle quali è sicuramente il confronto con persone, culture o modi di vivere diversi dal tuo, talvolta anche diametralmente opposti, agli antipodi. Per me, una di queste esperienze è sicuramente rappresentata dai viaggi negli USA, nei quali finalmente, riuscendo a metter becco fuori dall’Italia, riesco a capire meglio come funzioni il mondo.

The Iwo Jima Memoria, Arlington, Virginia.

Il monumento al corpo dei Marines, ripreso da una celeberrima foto scattata durante il secondo conflitto mondiale.

Capisco magari che per quanto costoso sia, il Welfare è cosa buona e giusta; che forse non ci sono solo io su questo pianeta, con la conseguenza quale, molto probabilmente, dovrò cambiare stile di vita con uno meno dispendioso e sostenibile, non solo sotto l’aspetto ecologico; che magari sarebbe meglio se io non mi comportassi da padrone del mondo in tutto e per tutto, dimenticando “casualmente’ il fatto secondo il quale, in realtà, io avrei le pezze al culo, considerato che il 90% delle cose che faccio-compro-consumo-uso lo faccio a debito; che magari, potrei mangiare un pò meglio ed un pò meno, possibilmente rinunciando a quei conservanti-coloranti-dolcificanti-addensanti nella maggior parte dei casi derivano più o meno artificialmente da un surplus di prodotti agricoli, su tutti il famigerato “Corn Syrup”, dolcificante  derivato dal mais; che magari, nonostante gli ultimi 150 anni di storia, nei quali ho sicuramente fatto il bello e cattivo tempo a mio piacimento, -o meglio a mio interesse economico, visto che vige il sacrosanto principio del ‘‘Business is Business, no matter what’’- forse sarebbe il caso che io riconsiderassi i miei interessi economici in a worldwide view visto che finché producevo soltanto io per poi ‘invadere’ i mercati esteri non ho quasi mai conosciuto crisi, mentre da quando la tigre asiatica ha cominciato a produrre su ritmi da paesi industrializzati, -o meglio, ancora prima, con la ripresa economica degli stati europei (che io stesso avevo aiutato nell’immediato post-bellico col Piano Marshall al fine di crearmi un mercato per esportare i miei beni o servizi) col relativo boom degli anni ’60 del ‘900- ho cominciato a faticare non poco; o magari di rispettare un po’ di più quelli che hanno una Storia (con la S maiuscola) leggermente più lunga della mia, 1776 contro il VI secolo dei britannici o nel 507 d.C. dei francesi, per non parlar di Roma e del suo capitolino “Ad Urbe Condita” del 753 a.C.;  che magari non è che siccome sono abituato a comportarmi-fare-reagire in un certo modo allora tutto il mondo faccia-si comporti-reagisca come me; che magari, anche se uno è povero ha comunque diritto alle cure in caso di necessità, o comunque un assistenza basilare.

Nonostante le critiche, questo rimane un grande paese. In tutti i sensi. Anche nel vero senso della parola. Qui è tutto più grande: auto, strade, distanze, cibo, case, vestiti, perfino in certi casi le persone. E’ un grande paese perché nonostante il debito accumulato, sia quello pubblico che privato, riesce comunque a stare a galla e ad emergere con picchi meravigliosi, ed un motivo di questa cosa è che per qualsiasi stronzata, ci fanno ricerca e sviluppo. Research & Development.
Per dire: su Internet gira una storiella su di una penna adatta all’ uso nelle condizioni più difficili, compresa l’assenza di gravità:

Si racconta che la NASA, alle prese col problema di scrivere nello spazio in assenza di peso, abbia speso milioni di dollari per realizzare una biro col serbatoio d’inchiostro pressurizzato. Senza la pressurizzazione e senza la gravità a farlo scendere, infatti, l’inchiostro non scorreva verso la punta e quindi la biro non scriveva.
Gli ingegneri sovietici, dovendo risolvere lo stesso problema, usarono la loro proverbiale semplicità.
Diedero ai cosmonauti una matita.

Intendiamoci, la storiella non è che abbia tutta questa attendibilità, ma fa riflettere.
Questi, gli “americani”. Dove non solo tutto è più grosso, ma anche dove mangiare costi, per assurdo, meno che vestirsi. Certo, se uno vuole mangiare in maniera decente, non dico all’italiana, ma almeno all’europea, deve prepararsi a spendere parecchio. Un esempio al volo: una confezione da 20 pezzi di Chicken McNuggets al McDonald’s di Rosslyn costava 5$. Una polo Hilfiger, da Macy in centro a Washington, 35$. Una cena per 2 in un ristorante italiano a Georgetown, 105$.
Altra cosa all’americana: i trasporti. A Washington, come a New York, il trasporto pubblico non costa poco. O perlomeno, in proporzione al servizio, i Taxi costano poco. Da dietro alla Casa Bianca fino ad Arlington, in Virginia, 10$. Con la Metro, il tragitto simile costa circa 2,40$. In Italia, uno spostamento del genere costerebbe qualcosa tipo 15-20€. In Italia, poi si sarebbe costretti ad aspettare i taxi chiamandoli o prendendoli mentre “aspettano” letteralmente il cliente in punti prestabiliti della città. Negli USA, basta sporgersi dal marciapiede alzando il braccio, manco si fosse in un film.

Altro mondo, appunto.

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