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Parlando di futuro. Pensando al futuro.

Ma te c’hai 25 anni…

Ragionando di futuro.
Allora, la storia, è questa qui sotto.

Prologo. Vado in Inghilterra a trovare un amico che vive a Londra. Per rendermi maggiormente reperibile, decido di dotarmi di una sim telefonica britannica con l’ormai classico bundle “Minuti + Sms + Internet”. Questa scheda prevede l’installazione di una configurazione particolare delle impostazioni di sistema per la connessione a Internet del cellulare, connessione, quest’ ultima, parecchio usata dal sottoscritto all’estero. Fin lì, tutto ok. Dopo una settimana, torno in Italia. Rimuovo la schedina telefonica inglese, inserisco quella italiana. Tutto ok. O, almeno, le chiamate “funzionano”, di sms riesco a mandarne, e a riceverne pure. Ma l’Internet no. Quello non va. Cioè, intendiamoci, in WiFi, tutto liscio, come l’olio. Ma in Edge o in 3G, no. Proprio no. Si connette, ma evidentemente non becca il Gateway. Scrive l’apparecchio, che è connesso. Ma non naviga. No, no. Non naviga proprio. Impuntato. Inchiodato. Fermo. Bloccato. La rotellina d’attesa di iOS gira, gira, gira. Ma no, non carica. Sia in Edge che in 3G. Nada. Niet. Manco per la mentula. “Non considerare così tanto il problema – mi dico – tanto hai il WiFi sia a casa che al Politecnico, qual’è il problema? Di non poter leggere le stronzate di Facebook durante l’attesa alla fermata del bus?” E vabè.

Qualche ora dopo, mi scrive una ragazza. Bella, bellissima. Piena di qualità. Io e lei ci frequentiamo da un po’ ormai. Ci conosciamo da anni, certo. Ma in realtà, ci siam conosciuti, in maniera un filo più intima, solo da qualche mese. Mi dice che è stressata per alcune tavole da realizzare per l’università. Mi dice che le manco. Mi dice, la “sventurata”, (“sventurata” perché si frequenta con me, eh 😀 sia chiaro) che la cosa che la farebbe star meglio è un mio abbraccio. Io, da romantico quale sono, controllo il sito degli orari ferroviari. Decido di partire. L’indomani, senza dirle nulla, sono da lei.

Ma non divaghiamo, almeno da questo punto di vista. Certo, lei è bella, bellissima. Ma la chiave della storia è il cellulare. Sì, perché dopo aver cancellato le impostazioni di connessione d’Oltremanica, dopo aver resettato e provato più e più volte di reimpostarle secondo le guide dell’operatore telefonico italiano, il telefono, per quanto concerne la connessione ad Internet, proprio non va. Parto lo stesso. “Magari sarà un problema dell’operatore, – penso – o della zona in cui sono. Magari, cambiandola, potrebbe funzionare…”

Episodio. Mi faccio, sostanzialmente, 450 km. Vado a trovare quella ragazza di cui vi scrivevo prima, ricordate? Lei non si aspettava di vedermi. Ed è contenta, contentissima, di rivedermi.

Provo il telefono. Ma non va. No. Nada. Nisba. Niet. Non va proprio. Dannazione.
Vabè. Come si dice, a mali estremi estremi rimedi. Decido di ripristinare, come si dice in gergo tecnico, il telefono. Soft Reset. Non va. Come prima. “Andiamo ‘brute force’, allora, eh? Andiamo, andiamo”, penso fra me e me. Attacco il telefono al PC. Apro il programma di gestione. All’improvviso, come un lampo, come una saetta, un pensiero mi attraversa la testa, fulminandomi. “Ma io in questo telefono, fra messaggi, foto, contatti in rubrica e miscellanea simile c’avrò, almeno almeno 2 anni di vita! Devo trovare un modo per non perdere niente.” E così, di getto, apro Google. Devo cercare una soluzione. Assolutamente. E’ necessario. E’ imprescindibile. Dopo qualche ora, di ricerche, di prove e controprove, riesco a trovarne una.

Alla faccia della sicurezza e della privacy, c’è un sito che mi chiede di caricare un particolare file di un backup precedente per poterne estrapolare i messaggini. Rischio.
Carico il file.
Dopo qualche secondo, ecco pronto il file da scaricare. Scarico il file. Ci guardo un po’ dentro. Curioso. Un fulmine mi attraversa. Una corrente pazzesca mi manda al tappeto. Un Uppercut micidiale, degno del miglior pugile. Trovo i messaggi della mia ex. Cui, peraltro, voglio ancora bene, fondamentalmente.
E’ una botta tremenda.
Terribile.
Perché mi fanno pensare. Uno in particolare:

Tesoro mio, questo è il messaggio più bello che abbia mai ricevuto… Da quando ti conosco, il termine ‘lasciare’ non ha più senso per me, visto che non riesco nemmeno ad immaginare un futuro senza di te. TI ADORO

E invece no. Perché io, ora, alle 5 del mattino, son nel letto insieme a una donna, ma un’altra. E qui partono i pensieri, fluendo copiosi dalla mia psiche. Perché quel messaggio, è di 2 anni fa. E io, all’epoca, mai avrei pensato di potermi trovare qui in Romagna, un giorno. Per di più con un’altra donna. E lei, che pareva l’Unica, l’Imprescindibile, la Fondamentale, invece non c’è più. Anche questo mi pareva impensabile. E invece. E invece no, io sono a Cesena, con un’altra, mentre lei, quella che pareva “imprescindibile“, è a più di 1500 km di distanza.  Facendo chissà che cosa, certamente non di mio interesse.

Abbondano i pensieri.
Abbondano sul come il futuro possa cambiare. Abbondano sul “Eh, ma cosa ne sai? Magari un paio d’anni e che ne sai come cambia il mondo!”. Abbondano.
Fluiscono numerosi. Mi vien quasi da pensare che io, fondamentalmente non abbia un futuro stabile. Anzi. Direi quasi “liquido”. Non nascondo che ciò mi spaventi. Non mi nascondo dietro a un falso coraggio. Però. Però Reagan diceva che “The future doesn’t belong to the fainthearted; it belongs to the brave“. Il Futuro è dei coraggiosi. Io so che se reputo la sfida troppo superiore, poi va a finire che mi deprimo. E invece no. Io non devo. Devo conquistarmi il futuro, non temerlo. Devo andare-lì-per-fargli-il-culo. Che se invece vado-lì-per-cercare-il-pareggio, poi torno a casa con le ossa rotte. E no. Questo non deve succedere.

Parlavamo di futuro, parliamo di futuro. E già che ci siamo parliamo di presente, e di come certi accadimenti, tipo questo, mi facciano pensare. Ecco. Un mio coetaneo sta per diventare padre. 25 anni. E io, praticamente non ho concluso un cazzo nella vita. Per dire, non sono nemmeno laureato. E questi già figliano. Mi sento un fallito, certe volte. Ma qui, boh. Qui non so cosa pensare, di preciso. Mi sento vecchio, ma non maturo. Mi sento eternamente impreparato. Boh.

Parlavamo di futuro, parliamo di futuro. Non so cosa il futuro abbia in serbo per me. Francamente, non credo nel destino. E nemmeno in questa cosa del futuro che dà e dispensa alle persone. Io son sempre stato educato a credere nel mito dell’Homo Faber Fortunae Suae. Il mito del Self-Made-Man anglosassone. Il mito dell’Homo Novus latino. Quella storia, quella morale, secondo cui se vuoi qualcosa devi solo andartela a prendere, magari sputando sangue, magari facendoti il culo, ma pur sapendo che il destino sia nelle tue stesse mani. Però ho visto anche come vivono i miei coetanei, alla giornata. E francamente credo sìa una bella cosa. Ma solo nel breve periodo. Perché comunque io la pensione non la vedrò manco col binocolo. E con l’innalzamento dell’aspettativa di vita e senza un lavoro che possa stabilmente contribuire alla creazione di reddito nel lungo periodo… Ferma tutto, sto delirando. Eppure, no. Eppure lo diceva anche Keynes, seppur con una battuta. “In the long run we are all dead”, diceva. Nel lungo periodo saremo tutti morti. Io onestamente non so cosa pensare, nello specifico. Voglio dire, mi sento ai box mentre gli altri scorrazzano in pista. E credetemi, è una sensazione davvero brutta. E  anche solo il fatto di non avere un “set-up” ottimale, quando sarà il mio turno, mi spaventa. Mi terrorizza. Forse è questo il mio vero freno, forse è questo quello che mi blocca. Che mi fa sentire ingabbiato. Che mi limita. Forse. Non lo so. E’ una sensazione pessima. “Ma te c’hai 25 anni“, mi dicevano. “Ma te c’hai 25 anni, goditela la vita, finché puoi, no?” Forse hanno ragione loro. Forse no. Forse dovrei lasciar andare la “cicala” che è in me, facendo rallentare la “formica”, che peraltro ha svolto un lavoro mediocre, o almeno così parrebbe, dai risultati finora “archiviati”…
Forse.
Non lo so.
E nel dubbio, sono qui che mi struggo.

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